Il ritorno al Teatro Franco Parenti : Danio in Cinema Cielo dal 15 al 18 dicembre 2011

CINEMA CIELO

ideazione e regia di Danio Manfredini
assistente alla regia Patrizia Aroldi
luci Maurizio Viani
realizzazione colonna sonora Marco Olivieri
con Patrizia Aroldi, Vincenzo Del Prete, Danio Manfredini, Giuseppe Semeraro
Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Festival Santarcangelo dei Teatri

Appositamente riallestito per la Stagione del Parenti, Cinema Cielo è uno degli spettacoli più intensi dell’artista milanese, frutto di un lungo lavoro di ricerca che nel 2004 gli è valso il Premio Ubu per la miglior regia.

Danio Manfredini, talento brillante e irregolare del teatro italiano, riapre i battenti del Cinema Cielo e svela la polverosa e sgangherata sala a luci rosse di viale Premuda  a Milano, chiusa da tempo. Accade naturalmente solo nella finzione teatrale. La regia di Manfredini, premiata con l’Ubu nel 2004, dispone gli spettatori al posto dello schermo dove è idealmente proiettato un film hard, ispirato al romanzo di Jean Genet “Nostra signora dei fiori”, del quale si percepisce solo una traccia sonora di fondo: una partitura per quadri, intrecciata alla frenetica quotidianità della sala. Il pubblico spia nel buio, lo sguardo si posa voyeuristicamente sullo squallido ma struggente scenario della platea popolata da un’umanità brulicante per la quale il sesso è ossessione, conforto, merce, illusione, evasione. Uomini di carne e manichini ‘kantoriani’: tutti comunque automi della perversione sessuale, che praticano meccanicamente in spietati rituali. Una gabbia di reietti innocenti che Manfredini accarezza e racconta con tenerezza lieve, affettuosa ironia e lacerante poesia. Un ritratto straziante dell’umana fragilità.

Danio Manfredini debutta in AMLETO il 14/15 ottobre a Modena

Teatro Herberia, Rubiera (RE)

15 ottobre 2011, ore 23

16 ottobre 2011, ore 21.30

Amleto

Studio

Regia: Danio Manfredini

Con: Guido Burzio, Cristian Conti, Vincenzo Del Prete, Angelo Laurino, Danio Manfredini, Amerigo Nutolo, Giuseppe Semeraro, Giovanni Ricciardi

Aiuto alla regia: Vincenzo Del Prete

Adattamenti ed esecuzioni musicali: Giovanni Ricciardi

Traduzione: Amerigo Nutolo, Danio Manfredini

Produzione: Danio Manfredini e La Corte Ospitale

Coproduzione: Theatre du Bois de L’Aune (BLA)

Con il sostegno di: Espace Malraux, Scène nationale de Chambéry et de la Savoie – CARTA BIANCA (programme communautaire Objectif 3, Coopération territoriale européenne 2007 – 2013 France –Italie “Alcotra”) e Emilia Romagna Teatro Fondazione

Artista di culto per più di una generazione di artisti e di spettatori, Danio Manfredini, autore di una drammaturgia concepita in fase di prova delle sue creazioni, nel pieno della maturità artistica, sceglie di confrontarsi con un testo capitale della drammaturgia teatrale: Amleto.

Da sempre interessato al tempo presente e all’umana condizione, Manfredini considera l’opera di Shakespeare una mappa che traccia itinerari verso quadri scenici che colgono l’uomo di fronte ai passaggi inevitabili del cammino esistenziale, facendo emergere la contemporaneità di questo testo.

Amleto è stato tanto rappresentato da assumere nell’immaginario comune la valenza di un’icona del teatro: Manfredini lo propone in una forma che tiene conto delle stratificazioni dei diversi linguaggi teatrali da lui esplorati nel corso degli anni.

A VIE verrà presentato uno studio sul lavoro in fase di realizzazione.

http://www.viefestivalmodena.com

www.corteospitale.org


I prossimi seminari di Danio Manfredini

LABORATORIO TEATRALE

a cura di Danio Manfredini

Luogo: La Corte Ospitale, Rubiera (RE)

Durata: Da mercoledì 19 ottobre 2011 a domenica 23 ottobre 2011, per un numero complessivo di 40 ore (8 ore giornaliere). L’orario di lavoro è indicativamente dalle 11 alle 19 di ogni giornata di laboratorio.

Destinatari: laboratorio per attori, rivolto ad un numero massimo di 20 partecipanti.

Costo: il costo del laboratorio è di € 250,00 + iva 20%. Il costo di vitto e alloggio presso la foresteria della Corte Ospitale è in corso di definizione, per informazioni contattare direttamente l’organizzazione.

Per partecipare occorre inviare il proprio curriculum corredato da foto a segreteria@corteospitale.org

entro lunedì 3 ottobre 2011.


Contenuti e obiettivi del laboratorio

Un laboratorio a partire da Danio Manfredini e dalla sua personale esperienza artistica che si basa sulla ricerca delle possibilità espressive dell’attore, figura che egli concepisce come creatore, come materia viva il cui estro nasce da un profondo lavoro su di sé, dalla sua intimità e consapevolezza.

Il corpo come luogo fondamentale di ascolto ed espressione, esplorazione della vocalità, esplorazione della memoria emotiva come aspetti del training preparatorio dell’attore.

Considerazione delle fondamentali convenzioni appartenenti all’arte del teatro e consapevolezza del disegno complessivo che conduce alla recitazione di un’opera teatrale.

 

Ogni partecipante dovrà portare un pezzo di recitazione preparato su repertorio classico (escluso Amleto di Shakespeare) o contemporaneo a scelta.

Info

La Corte Ospitale

Via Fontana 2, Rubiera (RE)

Tel. 0522 621133 – Fax 0522 262343

segreteria@corteospitale.org

www.corteospitale.org

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Laboratorio teatrale con Danio Manfredini

CENTRO TEATRO di TRENTO (centroteatro.tn@gmail.com)

3-7 novembre 2011 ore 10-19

Un laboratorio a partire da Danio Manfredini e dalla sua personale esperienza artistica che si basa sulla ricerca delle possibilità espressive dell’attore, figura che egli concepisce come creatore, come materia viva il cui estro nasce da un profondo lavoro su di sé, dalla sua intimità e consapevolezza.

Il corpo come luogo fondamentale di ascolto ed espressione, esplorazione della vocalità e della memoria emotiva come aspetti del training preparatorio dell’attore.

Considerazione delle fondamentali convenzioni appartenenti all’arte del teatro e consapevolezza del disegno complessivo che conduce alla recitazione di un’opera teatrale.

Informazioni

Selezione su curriculum: per partecipare occorre inviare il proprio curriculum, completo di recapito telefonico e email, alla segreteria del Centro Teatro (centroteatro.tn@gmail.com) entro il 17.10.2011.

Ogni partecipante dovrà portare un pezzo di recitazione preparato su repertorio classico o contemporaneo a scelta, oppure un pezzo di propria concezione già molto lavorato.

Tale pezzo non deve essere estratto da Amleto.

Il costo è pari a 270 €, da pagare entro il 24.10.2011

In caso di ritiro prima del termine di iscrizione, viene restituita la quota versata trattenendo 5 €. In caso di ritiro dopo il termine di iscrizione viene trattenuta una quota pari a 50 €.

Modalità di iscrizione

Una volta confermata la partecipazione, per completare l’iscrizione effettuare il pagamento alle seguenti coordinate bancarie:

Conto corrente presso Cassa Rurale di Trento – Agenzia Piazza Fiera

Intestato a: Associazione culturale Compagnie Teatrali Unite

IBAN: IT69C0830401813000013338124

Causale: partecipaz. quota lab Manfredini

Importo: 270 €

In collaborazione con La Corte Ospitale – Rubiera (RE) | corteospitale.org

«Il mio Caino uomo di oggi» – Danio Manfredini in una pièce-evento al Palazzo del Ghiaccio

«Caino è un uomo di oggi. Il suo errare nel deserto, lontano da Dio, è il nostro sforzo quotidiano per cercare di sopravvivere in bilico tra forze sovrannaturali e volontà umana». Danio Manfredini, preziosa voce del mondo degli esclusi, torna in scena con un progetto dalle tematiche «epiche». Una riflessione sul destino dell’ essere umano, firmata da Mariangela Gualtieri e Cesare Ronconi del Teatro della Valdoca, a cui si aggiunge Raffaella Giordano, «stella» della danza contemporanea. Uno spettacolo-evento, inserito nella stagione del Teatro della Luna, in scena in un luogo inusuale, il Palazzo del Ghiaccio. Uno spazio antiteatrale di una bellezza e imponenza abbagliante. «Avremo delle quinte bianco-ghiaccio di 20 metri d’ altezza che s’ insanguinano con il procedere dell’ azione», spiega Cesare Ronconi, «mentre in scena ci saranno le sculture di Erik e Verter Turroni: un grande cervo a grandezza naturale, un sasso e la gigantesca testa di Caino, la cui ombra offusca il sole». Con una gradinata per 480 spettatori, un gioco di luci che esalta la penombra, e un tappeto musicale che mixa suoni elettronici e percussioni dal vivo (di Enrico Malatesta), lo spettacolo si presenta come una sfida produttiva e poetica. Le parole di Mariangela Gualtieri (il testo è in libreria, edito da Einaudi) sono al centro del lavoro. «Mi sono fatta attrarre dal silenzio che regna attorno alla figura di Caino e della potenza di questa icona», spiega l’ autrice. «Un uomo solissimo in un deserto abbagliante, a muso duro, con un fratricidio che pesa alle spalle, la maledizione della terra, e la lontananza di Dio. E poi la costruzione della sua prima città e con questa l’ inizio delle nere arti della tecnologia, nere in quanto si è smarrita l’ etica che ha seguito l’ immenso sviluppo tecnico». Un viaggio composto da sedici quadri per una scena-cattedrale dove il Bene e il Male convivono nello stesso uomo. Al fianco di Caino, l’ angelo (Raffaella Giordano), la saggia mendicante (Mariangela Gualtieri) e infine Lucifero (Leonardo Delogu), un’ illusionista dalle mille forme. Chiude il cerchio un coro di sei giovani attori, contemporanei «traduttori» del sogno. Ma se Caino è l’ icona della lacerazione dell’ essere umano in conflitto tra pietà e violenza, «è la bellezza» per Cesare Ronconi l’ «unica arma che ci può salvare. Sta a noi riscoprirla, e darle forma. Se il pubblico riuscirà ad abbandonarsi avrà delle visioni, se no sarà respinto». Livia Grossi RIPRODUZIONE RISERVATA Dal 18 al 22 maggio al Palazzo del Ghiaccio, via Piranesi, 14, ore 21, 30 euro+prev. Tel. 199.158.158 **** 20 I metri di altezza delle quinte bianco ghiaccio dell’ allestimento **** 480 Gli spettatori sulla gradinata dentro il Palazzo del Ghiaccio

Grossi Livia

Pagina 16
(14 maggio 2011) – Corriere della Sera

Il palazzo del ghiaccio di Milano per 4 sere diventa scena di CAINO con Danio Manfredini

 

Roma, 12 mag. – (Adnkronos) – Sara’ un grande evento teatrale quello che il Palazzo del Ghiaccio di Milano ospitera’ da mercoledi’ 18 a domenica 22 maggio ‘Caino’, ultima fatica del Teatro Valdoca, una delle piu’ prestigiose compagnie italiane di drammaturgia contemporanea. L’opera, alla quale Cesare Ronconi e Mariangela Gualtieri, hanno lavorato per due anni, e’ tratto da un testo appositamente scritto da Mariangela Gualtieri e da poco pubblicato da Einaudi.

Lo spettacolo, inserito del cartellone del Teatro della Luna, avra’ luogo in questo spazio non convenzionale, come fortemente voluto dal regista Cesare Ronconi, sia per la potenza suggestiva del Palazzo del Ghiaccio, che diverra’ eccezionalmente luogo teatrale, sia perche’ faranno da cornice allo spettacolo proiezioni video e una mostra fotografica dedicata alla Compagnia. ‘

Protagonisti della scena sono Danio Manfredini nel ruolo di Caino, Raffaella Giordano, Mariangela Gualtieri, e Leonardo Delogu. Con loro un vivacissimo Coro di giovani attori/danzatori, da cui emerge a tratti la figura di Abele, movimenta questo affresco che con coraggio si interroga sull’umano. La colonna sonora originale scritta nel vivo delle prove, e’ in gran parte affidata ad un percussionista, che da’ a questo spettacolo quasi la veste di grande concerto live.

12/05/2011

 fonte

 

Il ritorno di Danio Manfredini, il randagio che racconta storie di chi sta ai margini – Articolo su Repubblica del 3 maggio 2011 di Sara Chiappori

DA OLTRE trent’anni Danio Manfredini occupa un posto speciale sulla scena italiana dove ha seminato pochi ma indimenticabili spettacoli lungo traiettorie eccentriche, solitarie, rigorosissime. Per molti un maestro, per quasi tutti quello che conoscono il suo lavoro un punto di riferimento. Da outsider che ben ha distillato la lezione di Grotowski e di Eugenio Barba, Manfredini è un anarchico volutamente estraneo alle leggi del mercato. Dai margini dove ha scelto di stare guarda senza retorica al mondo degli esclusi perché la frontiera del disagio «è una lente di ingrandimento che può mettere a fuoco cose che riguardano tutti», dice.

È dunque da salutare con entusiasmo la miniretrospettiva che il Franco Parenti gli dedica ospitando due spettacoli fondamentali del suo repertorio, Tre studi per una crocifissione (oggi e domani) e Al presente (da venerdì a domenica). Un atto dovuto a questo teatrante che mancava da tempo dai nostri palcoscenici (l’ultimo lavoro, Nel sacro segno dei mostri, è stato all’Elfo nel 2008) e che, sgomberato dalla sua sede storica di viale Bligny 42, ora è più che mai «randagio», come lui stesso si definisce. Per necessità e per vocazione, per saggezza e per integrità di scelte.

Si comincia stasera con Tre studi per una crocifissione ed è subito teatro allo stato purissimo. Un omaggio al pittore Francis Bacon nella forma di un assolo composto da tre pezzi che sono altrettanti «ritratti di figure del nostro tempo, derelitti che in piccola o grande misura ci rispecchiano». Un paziente psichiatrico per raccontare la dimensione della solitudine e dell’isolamento, un transessuale (ispiratoa Un anno con tredici lune di Fassbinder) per esprimere «il bisogno d’amore e di calore che tutti abbiamo», un clandestino (“rubato” a La notte poco prima della foresta di Koltès) per raccogliere il senso di esclusione e di estraneità. Una partitura di straziante precisione fatta di gesti, parole e azioni dove «il vero crocifisso è l’attore che accetta di attraversare queste tre passioni». Non spreca parole, Manfredini. Sa che il teatro è «esperienza che si ripete ma non si consuma, uguale e diversa», difficile da descrivere, fondamentale da vivere. Per chi lo fae chi lo guarda. Come accade anche in Al presente, «un autoritratto ispirato da una frase del pittore e scultore Alberto Giacometti che dice più o meno: quando guardo un soggetto che devo ritrarre so che non posso coglierlo se non nella sua fuga». Nasce così questo altro formidabile assolo in uno spazio di un bianco abbagliante dove Manfredini afferra l’inafferrabile: il flusso informe della coscienza, quel dipanarsi di pensieri, affetti, ricordi, voci, emozioni, figure che popolano la mente e non si lasciano ingabbiare. E che lui, insieme al suo doppio manichino, fissa nella fragilità dell’atto teatrale. Sciamanico e aperto al dubbio, perché «ancora non ho capito che cos’è il teatro, se non mettersi davanti alla domanda come davanti a un rebus da risolvere. Creare e distruggere fino a quando resta qualcosa che sopravvive da consegnare allo spettatore. Sapendo che niente è scontato, come tra due amanti: non sai mai quale sarà la temperatura del loro incontro». © RIPRODUZIONE RISERVATA Teatro Franco Parenti via Pier Lombardo 14, da stasera all’8/5, 25/12,50 euro. Tel. 0259995206

L’ umanità sofferta vista da Danio Manfredini dal 3 al 9 maggio al Teatro Franco Parenti mini personale del grande artista milanese

Abbiamo sentito la sua mancanza per quattro anni, ora qualcuno si è deciso ad invitarlo. Danio Manfredini (foto), un artista lontano dalle logiche di produzione teatrale, approda al Parenti (dal 3 all’ 8/5, via Pierlombardo 14, orari diversi, 10-25 euro, tel. 02.599.95206) con la sua minipersonale. Il primo appuntamento è con «Tre studi per una crocefissione», trittico sull’ emarginazione ispirato a Francis Bacon (3 e 4 maggio). Un paziente psichiatrico è il protagonista del primo monologo, frutto del lavoro svolto dall’ attore in una comunità. S’ ispira invece a «Un anno con tredici lune» il secondo ritratto, di un transessuale alla resa dei conti con la propria vita. Chiude il cerchio l’ extracomunitario, tratto da «La notte poco prima della foresta» di Bernard-Marie Koltès. «Tre esclusi che parlano di noi», afferma Manfredini. «Ciò che vive il paziente psichiatrico nel suo dimenticatoio è simile all’ isolamento di un anziano in ospizio. Stessa cosa vale per il desiderio di affettività del trans, sentimento che riguarda tutti. L’ estraneità di quell’ uomo che abita le città, rappresenta la nostra difficoltà di trovare un senso d’ appartenenza nella vita di tutti i giorni». La sensibilità dell’ artista, pittore e poeta del palcoscenico, s’ impone con «Al presente» (6-8 maggio). Autoritratto dell’ attore; «un flusso di coscienza fatto di ricordi, sensazioni, immagini e voci», sottolinea Manfredini, «dalla figura di mia madre a quella di un marchettaro, da un pazzo a un condannato a morte». Livia Grossi RIPRODUZIONE RISERVATA

Grossi Livia

fonte

Ancona: Danio Manfredini in ‘Tre studi per una crocefissione’ chiude la rassegna Off-side

Ultimo appuntamento e grande attesa mercoledì 27 aprile per un vero e proprio artista Danio Manfredini che porta negli spazi della Mole Vanvitelliana, per la prima volta nelle Marche, uno dei suoi più longevi e famosi spettacoli “Tre studi per una crocefissione”.

Autore, attore e regista con trent’anni di attività teatrale alle spalle Danio Manfredini, dopo l’esperienza con l’argentino César Brie, ha continuato a lavorare nell’ambito dei centri sociali facendo del suo teatro una forma di comunicazione e denuncia di quella parte dell’umanità che vive “ai margini” e che soffre nel suo isolamento. Le sue opere ci raccontano con delicatezza e sofferenza, ma anche con un po’ di ironia, storie di diversità e di sconfitta. Vincitore del Premio Ubu nel 1989 con Miracolo della rosa e nel 1999 con Al presente, l’animus del suo impegno artistico e sociale è rinvenibile in Il sacro segno dei mostri del 2007, spettacolo che apre una finestra da cui spiare la realtà dei malati di mente, un mondo ben conosciuto dall’attore che da anni insegna pittura in un ospedale psichiatrico di Milano. Spesso l’autore prende spunto proprio dalla pittura, arte che meglio di qualsiasi altra traduce la sensazione in immagine, ed infatti i suoi spettacoli mostrano quelle che lui stesso chiama “visioni interne”: sono personaggi la cui realtà interiore “vive” in scena. Lo spettatore non può fare altro che com-partecipare alla loro solitudine, alla loro condizione di disagio ed emarginazione provando una sorta di umana impotenza di fronte al loro dolore.

Tre studi per una crocifissione è uno spettacolo su cui lavora dal 1992, tra rielaborazioni e perfezionamenti, ispirato all’omonimo quadro del pittore inglese Francis Bacon, che propone tre immagini di corpi sofferenti con un’analisi lucida e spietata della condizione umana. Manfredini ci mostra tre soggetti marginali accomunati dalla loro solitudine, dal loro stato di abbandono e di degrado, dal loro bisogno di affetto e di contatto con l’altro, dall’impossibilità e contemporaneamente dalla vana speranza che ciò possa ancora accadere. La mutilazione, frequente nelle figure dei dipinti di Bacon, trova la giusta espressione nella fisicità “precaria” dei personaggi interpretati dall’attore, una instabilità dovuta ad uno stato di degenerazione soprattutto psichico – emotiva.

Il primo monologo è il frutto dell’esperienza vissuta dallo stesso autore a contatto con i pazienti dei centri in cui opera: grande attenzione viene rivolta alla postura, gestualità e modalità di parlare tipica di questo malato, come anche ai suoi “viaggi mentali” sconclusionati e spesso visionari. Interessante notare come il personaggio alterni alle sue divagazioni, che esprimono ossessioni e paure, discorsi in versi e citazioni colte.
Il secondo soggetto racconta di un transessuale ed è ispirato ad un personaggio di Un anno con tredici lune di Rainer Werner Fassbinder: anche questo, allo stremo delle forze, fa i conti con una vita di maltrattamenti, separazioni e assenze. L’attore fa sentire gli spettatori come intrusi, ascoltatori di un dramma troppo intimo e personale che possono guardare solo da molto lontano.

L’ultimo pezzo è tratto dal monologo di Bernard-Marie Koltès “La notte poco prima della foresta”: qui un emigrato, esausto per il suo vagabondare, è semplicemente alla ricerca di un interlocutore al quale parlare della sua rabbia, della sua sofferenza e della sua difficoltà ad integrarsi.

Gli spettacoli si svolgeranno al Teatro Studio alla Mole Vanvitelliana e avranno inizio alle ore 21.30. Costo del biglietto 15,00 €.

da Compagnia Vicolo Corto
www.vicolocorto.it